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TRATTO DAL SITO ALTERINFOS.ORG (12/10/2009).
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TITOLO ORIGINALE: "ARGENTINA: EXPECTATIVAS Y ESCEPTICISMOS SOBRE LA NUEVA LEY DE MEDIOS"
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A maggio del 2005, prima di concludere il suo mandato presidenziale, Néstor Kirchner ha firmato il decreto 527 con il quale ha prorogato per 10 anni le licenze dei servizi di radiodiffusione vigenti in Argentina, spiegando che, fra l’altro, “in virtù della grave crisi che ha attraversato il Paese... i mezzi di comunicazione, orientati soprattutto al mercato interno, sono stati fra i settori più colpiti dall’intensa recessione sofferta, cosa che ha dato origine a situazioni di deficit nella maggioranza delle imprese”.
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Un’obiezione a questa decisione è venuta – fragli altri – dal presidente del “Foro Argentino de Radios Comunitarias”, Néstor Busso, che ha sostenutoche “il decreto 527 era una capitolazione, visto che, attraverso di esso, i grandi gruppi economici avranno ancora 10 anni per imporre il loro pensiero unico e il loro modello di concentrazione della richezza”. E, per parte sua, anche la “Central de los Trabajadores de la Argentina” ha criticato “l’estensione delle licenze a canali televisivi e a gruppi monopolistici che sfruttano i lavoratori, che alimentano il lavoro nero, mettono in atto persecuzioni ideologiche e favoriscono una falsa libertà di espressione”.
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Ma in questi giorni il governo argentino, che si caratterizza per gli improvvisi ribaltamenti politici e ideologici, ha promosso la “Legge sui servizi dicomunicazione audiovisiva” tramite la quale intende “democratizzare e universalizzare le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione;impedire la formazione di monopoli e oligopoli; promuovere la produzione nazionale e favorire la partecipazione di cooperative, università, popoliindigeni e organizzazioni senza fine di lucro, ai media audio-visivi argentini”.
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Adesso, tenendo conto del modo in cui i mezzi ufficiali diffondono o tacciono avvenimenti che succedono nel Paese, molte organizzazioni sociali hanno appoggiato la nuova legge sulla comunicazione – che sostituisce quella elaborata all’epoca della dittatura – ma, parallelamente, si sono mostrate scettiche sul fatto che il governo argentino voglia veramente democratizzare la comunicazione.
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In questo senso risulta difficile trovare, per esempio, qualche organo di informazione ufficiale che parli delle promesse tradite del governo argentino; cosa dimostrata, fra l’altro, dal fatto che, sebbene Cristina Kirchner abbia sostenuto che il suo governo avrebbe ricostruito o sistemato le case distrutte dalla valanga a Targal (Salta) nel febbraio scorso, ancora oggi è stato realizzato solo il 40% delle opere allora annunciate.
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Tanto meno è consueto trovare informazioni su quello che sta succedendo a San Pedro (Misiones) dove, dopo il tornado che ha causato morti e distruzione, il governo argentino ha garantito che avrebbe soccorso i cittadini colpiti, ma come recentemente affermato da Orlando Wolfart– l’autorità in San Pedro – “gli aiuti promessi da Cristina Kirchner non sono arrivati; dei 600mila pesos di merci promesse sono arrivati 70 pacchi eun televisore”.
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Invece gli organi della comunicazione ufficiale hanno riservato un’ampia diffusione all’annuncio fatto dalla Kirchner, lo scorso 14 agosto, in cui haaffermato che sarebbero stati creati 100.000 posti per inserire sul mercato del lavoro i soci delle cooperative argentine; ma ben scarsa è stata, al contrario, la copertura che gli stessi organi hanno riservato alle proteste delle numerose organizzazioni sociali che hanno denunciato le serie difficoltà incontrate per accedere a questi posti di lavoro; fral’altro, perché la loro assegnazione era nelle mani di politici amici del governo.
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D’altra parte, lo scorso 25 settembre, mentre la polizia di Buenos Aires reprimeva brutalmente i lavoratori dell’azienda “Kraft Foods” che avevano occupato gli stabilimenti reclamando il reinserimento di tutti le persone licenziate dalla multinazionale, come ordinato dal ministero del Lavoro argentino, la televisione statale trasmetteva cartoni animati.
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E infine, nei media ufficiali della comunicazione poco o niente si dice delle sorprendenti statistiche diffuse dall’Istituto Nazionale di Statisticadella Repubblica argentina, secondo il quale, in contrasto con i rilievi realizzati da numerose organizazioni sociali e consulenti privati che mostranoun panorama molto più deprimente, del totale della popolazione argentina, il 13% vive in povertà e il 4% nell’indigenza.
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Per tutte queste ragioni, e cercando di abbandonare la logica del governo argentino che – secondo le parole del coordinatore del “MovimientoBarrios de Pie”, Roberto Baigorria – “pretende che non si dica nulla sulle sue politiche perché altrimenti si fa il gioco della destra o si crea instabilità sociale o si alimentano realtà destabilizzatrici”, molti concordano sul fatto che la Legge sui Servizi di Comunicazione Audiovisiva ha l’obiettivo di democratizzare i mezzi di informazione ma, parallelamente, dubitano che il governo argentino abbia intenzione di lasciar trasmettere informazione veritiera sulla realtà del Paese.